Il mio zio cinese

Ho un zio cinese, si chiama signor Cavallo (di cognome fa Ma 马, letteralmente "cavallo") ed è originario dello Shanxi, è sposato e ha un figlio. I suoi familiari però non si sono trasferiti con lui nello Shaanxi (sono due province limitrofe, Shanxi 山西 e Shaanxi 陕西) dove lavora ormai da parecchi anni a questa parte. Vive nella stanzetta vicino all'ingresso del campus, spazio che condivide con un altro addetto alla sicurezza. Il primo giorno mentre stavo uscendo attraversando l'ingresso principale del campus, lo vidi (come lo avrei poi visto tutti i giorni a seguire per i successivi cinque mesi) seduto sulla sua sedia mentre era di vedetta e controllava che tutto funzionasse come il signor Cavallo comanda. Si alzò, gli passai accanto e per educazione accennai un sorriso. Da quel momento, ogni volta che varcavo il cancello lo zio mi fermava per fare due chiacchiere, invitandomi a sedermi vicino a lui e, ovviamente, a bere un po' d'acqua calda. Durante quel periodo i nostri incontri erano quasi quotidiani, ogni volta che passavo mi fermavo, a volte solamente per pochi minuti, a volte anche per un tempo più prolungato. Mi chiedeva quante ore ci volessero per andare in Italia, mi faceva domande sul clima, sulla mia famiglia. Anche quando ho cambiato università lo andavo a trovare spesso, e se non lo facevo mi telefonava per sentirmi.

Un paio di anni fa sparì per un mese, era caduto battendo il gomito e stava male. Una sera lo andai a trovare, portandogli un po' di frutta e qualcosa da sgranocchiare. Lui mi invitò nella sua stanza per bere il tè. Il suo rifugio è veramente modesto ma per lui è sufficiente.



In questi tre anni i nostri incontri sono stati sempre frequenti, io ogni tanto gli porto della frutta, lui in cambio mi regala sempre qualcosa. Come quella volta che mi regalò quell'antico set da tè, chissà dove lo aveva preso!

Un' altra volta invece, in occasione della festa di metà autunno, mi regalò yuebing 月饼, dei dolcetti tradizionali che si consumano in questo giorno. L'ultima volta che l'ho visto ho ricevuto una confezione d'acqua e una di carta igienica. Per via dell'epidemia, per sette lunghi mesi non ci siamo visti, finché un giorno afoso dell'estate passata, mentre stavo camminando nei pressi dell'università, mi sono sentito toccare la spalla da dietro, era proprio lui! Emozionati come due bambini che hanno appena completato l'album dei calciatori Panini, ci siamo salutati affettuosamente come due amici di vecchia data che non si incontravano da anni. Ad un certo punto lo zio è partito a tutta birra lasciandomi lì, piantato come un sasso. Passati 3 minuti ha fatto ritorno, con se aveva una bottiglietta di tè, era per me. Un piccolo gesto che però significa tanto! Si era perso il mio numero di telefono, dal taschino ha sfoderato una penna e, in assenza di carta, si è segnato il mio numero sulla mano.













Una volta mi ha chiamato per andare a fare la spesa, una volta sono andato a ordinargli il pranzo, insomma, quando ha bisogno gli faccio le commissioni, come fossi suo nipote. Ma la storia dell'orologio... quella devo proprio raccontarvela.

Mi telefona una mattina, tutto turbato, dicendomi di andarlo a trovare il prima possibile (lui fa sempre così, non mi dice mai cosa è successo). Il mattino seguente mi precipito da lui, come al solito spunta fuori dal suo stanzino e tutto allarmato allungandomi un orologio mi fa: "è entrata dell'acqua nel quadrante dell'orologio, bisogna cambiare la batteria. Non posso andare a cambiarla di persona perché ho litigato con quella signora del negozio, ogni volta mette le batterie già usate, è proprio furba. Non andare al Vanguard qui accanto, cerca un altro posto". Lo zio è tuttora fissato con quella donna, ai suoi occhi una commerciante disonesta che quando cambia la batteria fruga all'interno di uno scatola colma, secondo lui, di batterie già usate che mette al posto di quelle nuove. Lo zio non ha ovviamente un mezzo con cui muoversi, un uomo casa e chiesa, anzi, stanzetta e supermercato direi in questo caso, quindi non può andare molto lontano e lasciare la sua base. Dovevo andare in giro per il distretto alla ricerca di un altro orologiaio. Quel mattino ho girato tutto il quartiere in bicicletta alla ricerca di un orologiaio, ma sono tornato mesto mesto senza aver trovato quello che stavo cercando. A quel punto il signor Cavallo si è convinto e mi ha detto: "va bene, vai al Vanguard, ma stai attento. Controlla che la ragazza non prenda la batteria dallo scatolone, non te ne andare, devi rimanere con lei tutto il tempo". La temibile orologiaia era già impegnata, quindi sono stato costretto a lasciarle l'orologio, appuntamento dopo due giorni per il ritiro. Tornato dallo zio, gli ho comunicato la notizia nefasta, non potevo controllare la delicata operazione del cambio della batteria. Due giorni dopo sono andato a riprendere l'orologio. Evviva, batteria cambiata! Storia terminata? Ma nemmeno per sogno. Passa poco più di una settimana, il telefono squilla ancora, è lui, il signor Cavallo. Non posso crederci, ancora acqua nel quadrante! Anche questa volta si era dimenticato di togliersi l'orologio a temporale in corso, quella dannata batteria doveva essere cambiata nuovamente. Quel giorno la ragazza del negozio non c'era, perciò sono stato costretto a tornare il giorno successivo. In questo caso però, travestito da agente segreto del signor Cavallo, ho osservato attentamente l’operazione del cambio della batteria, proprio come lo zio aveva richiesto. Per paura di ricevere nuovamente la chiamata dello zio e per evitare di tornare dall'orologiaia (tra l'altro lei aveva capito che l'orologio non fosse mio, perché quando lo aveva aperto aveva notato un segno che era stata proprio lei a lasciare al momento della prima riparazione, quell'orologio ovviamente non poteva essere mio. La ragazza probabilmente aveva intuito che si trattasse dell'orologio del suo acerrimo nemico, ma faceva finta di non aver capito, io facevo finta di non aver capito che lei avesse già capito), alla fine gli ho dato il Festina che mi regalò la zia per la comunione.

Quel giorno ho finalmente messo il punto conclusivo alla faccenda dell'orologio, da allora nessuna batteria arrugginita da cambiare. Sono molto legato al signor Cavallo, mi ha sempre fatto tenerezza, in un'occasione mi ha definito anche il suo miglior amico. La realtà è che gli uomini come il signor Cavallo soffrono di solitudine, lontani da casa e famiglia, hanno bisogno di un po' di compagnia. È interessante conoscere gente come lui, c'è sempre qualcosa da imparare, inoltre si può fare pratica di cinese, anche se il cinese del signor Ma non è molto comprensibile, più che altro parla in dialetto. Nonostante ciò, noi in un modo o nell'altro siamo sempre riusciti a comunicare, con il passare del tempo ho infatti migliorato il mio"cavallese", sebbene talvolta sia veramente un'impresa capirlo. Questo è probabilmente l'aneddoto più bello che ho da raccontarvi, anche se ci sarebbero altri, come ad esempio quello della compravendita del giornale storico destinato ad un museo pechinese e un'ingente somma di denaro da ripartire equamente con lo zio... ma questo articolo finisce qui.


399 visualizzazioni3 commenti

Post recenti

Mostra tutti

LA ZIA